L’area del Colosseo, il maestoso anfiteatro nel cuore di Roma Antica, ha un legame senza tempo con la storia di Roma. Ma perché si decise di chiamarlo Colosseo?

«Finché resterà in piedi il Colosseo, resterà in piedi anche Roma; quando cadrà il Colosseo cadrà anche Roma e quando cadrà Roma cadrà il mondo.» Beda il Venerabile (672? – 735 d.C.)

Perché è stato costruito il Colosseo

L’anfiteatro Flavio. È questo il vero nome del Colosseo, fu edificato dall’Imperatore Vespasiano. Egli intendeva contrastare l’Immagine del traballante regime di Nerone e ottenere il sostegno dei romani, che assistevano gratuitamente agli spettacoli. Per farlo, fu prosciugato un lago artificiale, voluto appunto da Nerone per i giardini della Domus Aurea, la sua costosissima reggia. Vespasiano morì prima di vederlo compiuto.

A cosa serviva il Colosseo

Fu il figlio, Tito a inaugurarlo nell’80 d.C. con 100 giorni di giochi e spettacoli tra cui le spettacolari “naumachie”.  Si trattava di combattimenti navali per i quali, grazie ad un ingegnoso sistema idraulico, l’arena veniva riempita d’acqua. Durante i festeggiamenti furono uccisi più di 5000 animali simulando caccie ad elefanti, tigri, leoni, ippopotami, pantere e leopardi.
Tito aggiunse il terzo ed il quarto anello. Il fratello Domiziano aggiunse il piano superiore con gli spalti in legno, per ospitare il popolo. Per ospitare gladiatori e bestie feroci fece costruire anche il seminterrato. Fu così garantito l’effetto sorpresa quando lottatori e animali salivano sull’arena all’interno di grandi gabbie sollevate da ingegnosi montacarichi. Il pavimento dell’arena venne costruito in legno e cosparso di sabbia, la rena appunto, adatta ad assorbire il sangue versato durante i combattimenti.

Perché il Colosseo è rotto

Certamente, dopo la caduta dell’Impero Romano perse la sua funzione principale. Fu danneggiato da diversi incendi, utilizzato come luogo di sepoltura e come fortezza e subì gravi danni in seguito ai terremoti. Per tenere in piedi il simbolo della potenza di Roma, numerosi restauri si susseguirono nei secoli a venire. Dopo i terremoti del XIII e XIV secolo, l’Anfiteatro Flavio cadde in disuso e fu abbandonato alla sua nota sorte: divenne una cava di marmo per numerose chiese e palazzi di Roma e d’Italia.  Basti pensare che a quei tempi la terra copriva i sottostanti Fori Romani, e per secoli, li consegnò all’oblio. Questa vasta area verde serviva come pascolo per le mucche. Il luogo, infatti, era noto come Campo Vaccino.

Finalmente nel 1744, Papa Benedetto XIV ne proibì ogni ulteriore rimozione. Dispose tutt’intorno all’arena le Stazioni della Via Crucis, che da allora si tiene ogni anno all’interno del Colosseo.

Perché si chiama Colosseo

Ma perché si decise di chiamarlo Colosseo? Si iniziò a chiamarlo così durante il medioevo ma non vi sono testimonianze precise sul perché. L’ipotesi più accreditata e che ci si volesse riferire alle sue dimensioni Colossali. Si ritiene però che il colosso a cui si riferivano fosse la statua bronzea di Nerone anch’essa colossale. Situata vicino alla Domus Aurea, era alta oltre 30 metri e ricordava il colosso di Rodi. Attorno al 127 d.C., l’imperatore Adriano la fece collocare vicino al Colosseo. Le sue sembianze furono modificate e gli fu posta sul capo una corona con 7 raggi di 6 metri ognuno a rappresentare il dio Sole.
Dato che nel 600 d.C. l’anfiteatro Flavio veniva chiamato ancora col suo nome originale, la profezia di Beda nella citazione si riferisce proprio al Colosso di Nerone.

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